sabato 21 aprile 2012

PUNTI FORTI DELLA VITA IN MISSIONE

Mi è venuto il desiderio di capire meglio gli obiettivi della vita in missione secondo i principi del Vangelo e delle Regole dei Padri Somaschi. Mi chiedo spesso:"Cosa trovo di particolare in missione"?  Nella missione ci sono molte avventure e tanta precarietà di vita. Nell'evangelizzazione poi, ci sono maggiori disagi e incertezze ma si cresce nella convinzione che il donarsi agli altri, il mettersi a totale servizio delle persone con tutte le capacità, il tempo e le energie, porti frutti. Una prova dura è accettare di non potersi esprimere adeguatamente con la lingua straniera, che mai sarà posseduta alla perfezione. Inoltre c'è da adattarsi al cibo, al clima, alle differenze dei modi di pensare e di vivere, a tener conto della cultura e delle tradizioni, degli usi e costumi locali, e con forza cerchi di distaccarti dalle persone della tua terra, che hai lasciato. Ma tutto si supera.
Ho capito in questi mesi che, dopo qualche tempo che la gente ti ha studiato, incomincia a familiarizzare e a darti fiducia nel tuo operare. A volte però tu percepisci un certo senso di inadeguatezza, la paura di non farcela, la sfiducia in te stesso, la stanchezza. Davanti alle urgenti necessità dell'evangelizzazione ci si può sentire non del tutto sicuri di intervenire correttamente. La gente non è costante e vedi venire meno le persone che avevano fatto dei passi nella fede. Sembra che Dio ti chieda di pagare un duro contributo per la salvezza delle anime. In missione non c'è bisogno di inventarti le penitenze, o cercare i digiuni... basta che accetti di buon grado i disagi e continui a sorridere nei momenti difficili. 
Qui in Albania si usano spesso le parole: "Durim, durim, ska problem, se bashku" che significano:"Pazienza, pazienza, non c'è problema, insieme...", per incoraggiarci ad andare avanti con gli altri.
L’efficacia del servizio missionario, sento che lo si puo'  raggiungere  nel momento dell’impotenza, quando non puoi fare altro che assumere il negativo che c'è intorno, aggrappandoti alla croce di Dio e continuando ad aiutare ogni prossimo che incontri. La vita in missione è paragonabile al "tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2 Cor 4,7). Mi pice inoltre la frase:«Quando sono debole, è allora che sono forte» (2 Cor 12,10). «Tutto posso in Colui che mi dà forza» (Fil 4,13). E S. Paolo dice ancora: "Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati..."
Ci sono i momenti di confronto con la comunità religiosa che ti appianano la salita. Gli incontri di programmazione e di verifica del nostro operare ci danno sicurezza nel fare il servizio secondo le nostre Regole. La preghiera coi confratelli, scandita dai momenti comunitari è un sostegno ed un forte aiuto nel cammino verso la santità. Anche la correzione fraterna ed il saperci perdonare 70x7, ci rimette in sesto nei momenti di sbandamento. Ma ci vuole umiltà. Molta direi.
 Spesso mi chiedo perchè sono qui in missione. Qualche volta mi ripeto per Chi e perchè faccio le cose o celebro i Sacramenti e la S. Messa o sto coi ragazzi oppure vado ad incontrare la gente...Mi chiedo a volte se ho fede e se continuo a sentire la vicinanza di Dio. Chissà se ci saranno missionari partiti con slancio per portare la fede, e poi si possono trovare senza fede.
 La scelta dei poveri è una priorità che caratterizza la missione, perchè qui i poveri vivono più facilmente con noi e noi con loro... Gesù si identifica con chiunque è nel bisogno, sia esso affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere. Un punto importante è quello di non perdere l'occasione che, chiunque incontro, non mi passi accanto invano, perchè:"Tutto ciò che avremo fatto a qualsiasi persona l'avremo fatto a Lui" (Mt 25, 31-46).

sabato 14 aprile 2012

LA GENTE DEL KOSSOVO CI E' RIMASTA NEL CUORE



Era da un pò di tempo che desideravo andare in Kossovo. L'autostrada costruita appena tre anni fa dalle forze NATO, è spettacolare. 100 Km di piacevole viaggio con la vista di un paesaggio del tutto montagnoso per arrivare al confine tra Albania e Kosovo.

Colgo l'occasione per accompagnare tre amici giunti dalla Germania nella mia comunità per godermi con loro questo viaggio. Herbert, Christine ed Heidi sono persone meravigliose ed operano nel sociale. Sono anche loro intenzionate a studiare i miglioramenti sociali di questi stati dei Balcani.Passiamo con molta curiosità il confine. Transita anche una colonna di mezzi dell'esercito italiano in servizio. Al controllo dei passaporti ci sbrighiamo in fretta ed eccoci nel Kossovo. La primavera è già arrivata da qualche giorno e i fiori abbelliscono il paesaggio accogliente. Arriviamo alla prima cittadina a pochi Km dal confine. Prati verdi, case belle, strade ben curate e la gente disinvolta e serena. Ma quante sofferenze per guadagnarsi la libertà dai Serbi che sempre vorrebbero occupare il loro territorio. Passiamo accanto  all'enorme quartiere generale dell'esercito tedesco e ci rendiamo conto della precarietà della pace, sempre da costruire e custodire.

Le moschee dominano con imponenza e sono numerose. Nella lunga passeggiata riusciamo anche a scorgere una chiesa ortodossa e la cattedrale cattolica, molto antica e sede episcopale anche se il vescovo si è trasferito a Pristina, nella capitale.
Nel tardo pomeriggio scorgiamo frotte di ragazzi separati dalle ragazze per lo più in divisa che escono da scuola. Sono chiassosi e allegri come tutti i giovani del mondo. Un gruppo di ragazzine sono divertite alla vista di noi stranieri.I negozzi sono belli e le vetrine ben curate. Tanti manichini e abiti per tutti.
 
Al tramonto passeggiamo lungo il fiume. Il clima è buono. Le luci decorano la cittadina.  Sulla collina domina il vecchio castello testimone di tanti combattimenti. Ma ora è tornata la vita spensierata e attiva. Ci sediamo davanti a un bar a consumare una bevanda. Per tutti birra, anche se non è speciale come quella tedesca. Ma la gente del Kossovo ci è rimasta nel cuore.

venerdì 6 aprile 2012

VENERDI' SANTO: CAPISCO MEGLIO IL VERO AMORE

Oggi è un giorno in cui  guardiamo in modo speciale a Gesù in croce; anche io sento il desiderio di immedesimarmi in Lui, di conformarmi a Lui. Mi rendo conto che Lui " è la tenebra, la malinconia, il contrasto, la figura di tutto ciò che è strano". Lui appare inutile, scartato... sembra il più grande "fallito" della storia, Lui il Dio fatto uomo come noi... l'Uomo dei dolori! Sospeso tra cielo e terra. Capisco oggi, sostando davanti a Lui in croce come Lui  abbia già  vissuto tutte le prove, le difficoltà, le sofferenze mie e degli uomini di ogni tempo. Vedo Lui Crocifisso in ogni persona sofferente. Quanti drammi, solitudini, difficoltà nel mondo di oggi. Si pensa a stare bene e si è tristi. 
 Scruto il Suo volto nel volto delle persone  sofferenti, tristi, deluse, incapaci di sorridere alla vita.
Quanto è difficile scoprire che il dolore è Amore!... "è troppo grande da capire, il Dolore offerto per Amore", dice un canto! Lui Crocifisso è il senza luce, perchè alle ore tre ... "si fece buio" sul Golgota, dice il Vangelo. Colui che disse:"Ci sia la Luce...e la Luce fu" è ora nel buio e la natura si oscura col suo Creatore
Gesù vive in un  abbandono e desolazione spirituale talmente incomprensibili per Lui e per noi da far si che Egli gridi sulla croce: " Perchè?" Mi rendo conto oggi come il Suo buio illumina ogni giorno le mie oscurità e solo accettandole di buon grado io acquisto la Luce da trasmettere poi agli altri. Quanto vorrei, e glielo chiederò oggi andando ad adorarlo nel villaggio di Shpal,qui in Albania, quanto desidero  almeno un pò essere come Lui, il senza Luce, essere felice quando manca in me la Luce, perché allora divento come Lui: il senza Luce.
Dando il mio bacio a Lui, oggi nella liturgia dell'adorazione alla croce, sento di appassionarmi a Lui crocifisso, non per aumentare le mie luci, ma per essere felice quando esse mancano, per essere almeno un pò crocifisso con Lui, sapendo soffrire con Lui. 
      In questo periodo anche i paesaggi della natura mi sembrano consoni al mio vivere la settimana di Passione.    Mi piacciono molto.  Mi aiutano a riflettere. Mi danno quel respiro che mi inserisce nel divino.



  
 
Mi chiedo anche, davanti al crocifisso, se sono capace di sentirmi a volte imperfetto, perchè Lui si è sentito tale. Mi chiedo inoltre se so cogliere i disagi e i disguidi con animo equilibrato e sereno. Capisco che se supero con Lui i momenti difficili amando ogni miseria, ogni aridità, ogni prova, ogni croce, mia e degli altri, mi uniformo a Lui Crocifisso, mi identifico al suo morire che è vita,  perchè, come dice S. Paolo, "per me vivere è Cristo, ma ... Cristo Crocifisso". Qui è il segreto del vero Amore perchè Lui Crocifisso è il vero Amore.

                                                                                                                  
                                                                                                                   

sabato 31 marzo 2012

SORRIDO ALLA VITA


Ogni giorno è nuovo e io ricomincio a vivere.

Quando sono stanco e la strada mi sembra lunga, quando sono affaticato e 
  mi accorgo che posso aver sbagliato strada...
... non mi lascio condizionare dalle difficoltà e dai problemi. Cammino e continuo momento per momento sulla strada della mia vita. Ci sono svolte  e sorprese bellissime e sempre paesaggi nuovi che mi ricreano.
 Se la vita mi sembra troppo assurda,
se resto deluso da troppe cose e da troppe persone...
... non cerco di capire e chiedermi trippi perché ... sorrido alla vita, dico che mi piace comunque e vivo nel positivo. Ridivento bambino.

Se ho provato ad amare ed essere utile a chi incontro nelle mie giornate e mi vive accanto, se non sempre ho la percezione di essere riuscito, se ho conosciuto la povertà dei miei  limiti e quella degli altri...
e mi viene da giudicare, non perdo il tempo a rimuginare le occasioni perse, ricomincio subito e riparto col sorriso sul volto.

Se gli altri mi guardano con rimprovero, perchè sono forse delusi di me, o sono irritati...... non mi ribello più, non mi perdo d'animo, chiarifico le situazioni e non chiedo o pretendo da loro nulla ... mi convinco che ho altre opportunità per ricominciare e mi rimetto nel giusto con animo sereno e libero.
Nel cantiere del Regno di Dio, c'è tanto da fare. C'è tanta ruggine da eliminare...ci sono tante situazioni da migliorare. Ho provato a lasciarmi coinvolgere per fare le cose con gli altri. Sempre più capisco che è meglio essere in collaborazione e in comunione con chi mi sta accanto, perchè ... insieme è più bello, anche se è più difficile... e i frutti alla fine arrivano abbondanti più che mai. Compresa la gioia.










domenica 25 marzo 2012

VITA IN ALBANIA: UNA MESSA IN MONTAGNA.

Due ore di viaggio per raggiungere i villaggi delle montagne di Kurbnesch nell'alta Mirdita dell'Albania. I posti sono incantevoli. La strada è poco più che una mulattiera in alcuni tratti. L'andatura del fuoristrada e' di 10 Km orari, per cui si può contemplare con calma il paesaggio.
 Nelle soste si cerca la compagnia delle pecore calme e concentrate nel pascolare. Rari i "furgona" dei trasportatori carichi di persone, con le bagagliere piene di sacchi, valigie, e materiali per l'edilizia.
La Messa sarà nel camposanto, dove c'è la chiesetta che ospita S. Antonio. Ci sarà molta gente. Oggi è il primo dei tredici martedi che i devoti dedicano per ottenere la sicura protezione del santo. Mi viene detto dal catechista che la gente non ha ancora capito che Dio è più grande di S. Antonio e che è Lui che opera i miracoli. Intanto confesso alcuni penitenti. Per fortuna che qualcuno capisce l'italiano.
Ai piedi della montagna ci sono i vecchi edifici costruiti dal regime comunista, tra cui un grande ospedale ormai abbandonato perchè la gente non vive più sulle montagne. Anche l'intero pendio della montagna è stato bonificato dai ruderi delle costruzioni che fungevano da abitazioni dei minatori. La gente non vuol più ricordare la vita da schivi nel lavoro delle miniere. 
La desolazione e la povertà si vedono ovunque. Si può dire che ci sono cinque Albanie. C'è la vita della capitale che è al massimo del suo sviluppo. Poi c'è l'Albania delle coste che da Scutari a Valona sta sviluppando il commercio e il turismo. C'è la terza Albania, quella della pianura che accoglie la gente dei villaggi in cerca di fortuna in piccoli appezzamenti di terreno su cui incominciano a costruire un abbozzo di casa. C'è la quarta Albania delle vallate ai piedi delle montagne. Zone povere senza possibilità di sviluppo. L'ultima Albania è quella delle zone montagnose, dove lo spopolamento è drammatico, perchè non ci sono risorse e neppure collegamenti.

 Nella pausa pranzo mangiamo un panino tipo "burek" a base di sfoglia di yogurt con salame e maionese o formaggio. Mi sono sentito pastore di un gregge di vivaci capre che volevano farci sloggiare con l'aiuto del cane.
Tutto sommato, su consiglio di Sr. Virgina, il pranzo è stato meglio terminarlo in auto. Anche Malvina che era venuta con noi da Rreshen per trovare il nonno sepolto nel cimitero del villaggio di montagna è stata più contenta di stare al riparo dai pericoli delle capre e cani molesti. La giornata si è conclusa con la foratura di una gomma. Ma l'avventura di un aiuto provvidenziale dal cielo ci ha permesso di trovare nelle vicinanze un gommista d'occasione. Dio ci ha confermato il Suo Amore, ma anche s. Antonio ha messo una buona parola.

domenica 18 marzo 2012

FESTA DI PRIMAVERA A TIRANA

 L'opportunità che ho avuto di poter trascorrere un'intera giornata nella capitale dell'Albania è stata meravigliosa e indimenticabile. Giorno di vacanza e di festa a tuttti gli effetti. Naturalmente ci siamo organizzati per gustarci un giorno così bello. L'idea ci era venuta per il fatto che a metà settimana non tutti i giovani che risiedono nella comunità potevano tornare a casa per una sola giornata e poi tornare a scuola il giorno dopo.










Anche Donika, la professoressa di inglese e di albanese ci
teneva a venire con noi. Frrok doveva accompagnare i due giovani, Zef e Lulzimi. Eravamo insomma una bella compagnia. Il nostro obiettivo era certamente partecipare alla festa della primavera. Ma avevamo anche degli impegni affidatici dalla scuola. Gli acquisti per la classe dei meccanici e non solo. Passando tra gli scaffali dei supermarket ognuno doveva trovare il prodotto migliore al prezzo più conveniente e completare la lista nel minor tempo possibile perchè ci aspettava il pranzo, buono ma economico e veloce per avvantaggiarci per il tempo libero del pomeriggio.
 









Dovevamo, cosa strana, anche copiare, memorizzare, fotografare il modello dei cestini pubblici della città per adottare il brevetto per i cestini del nostro piazzale. La nostra tabella di marcia era perfetta e tutto procedeva per il meglio. Dopo aver dato risalto alla passeggiata nella piazza centrale, ammirando il monumento all'eroe nazionale a cavallo, ci sembrava utile e doveroso visitare la moderna cattedrale di Tirana.  In essa la gente pregava molto raccolta.   
 Mi ha fatto molto riflettere la sagoma di un albero, nei pressi della chiesa, che, nonostante il trauma subito nella crescita, il suo tronco è riuscito zigzagando a raddrizzarsi e diventare un dignitoso pino e fare molta ombra. La natura ha i rimedi. Noi possiamo imparare molto.











Tutto il pomeriggio, poi, nelle nostre camminate lungo i viali della grande città  ci siamo quasi estasiati ammirando la ricchezza dei colori dei fiori, posizionati ad arte, che abbellivano la città. La festa era allietata da musiche, bancarelle, mercatini, famiglie a passeggio, bambini spensierati o meno e via vai della gente allegra e felice.
Ma che dire anche della solitudine e dell'amarezza delle persone in cerca di fortuna, senza possibilità di un lavoro sicuro, alla ricerca di qualche piccola risorsa quotidiana per sostenere la famiglia? Anche questo è stato un pensiero che abbiamo portato con noi all'altare celebrando in serata la S. Messa nella chiesa del Sacro Cuore, affidando a Gesù le necessità dell'Albania, allegra nell'apparenza ma triste nelle condizioni socio-economiche.
Lo sguardo penetrante e scrutatore di questo povero, mi accompagnò al ritorno. Pensavo a lui che pareva mi dicesse:  "nessuno si interessa a me, solo tu mi hai degnato di un clik di considerazione". Forse potevo fare di più, ma nel mio cuore ho sentito che la mia vita è in ogni modo orientata verso chi, come lui, è lasciato solo e nella tristezza.

sabato 10 marzo 2012

TRADIZIONI ALBANESI E FUNERALI.

           In Albania, i camposanti sono adagiati nei posti più belli e le tombe sono ancora semplici con le lapidi ricche di incisioni poetiche con le foto dei cari. Troneggiano molte croci. Non mancano i fiori variopinti e duraturi perchè sono di plastica. Le salme vengono sepellite ancora sotto terra. Oramai ho imparato le preghiere di benedizione e conosco le tradizioni. E' necessaria molta acqua benedetta, possibilmente va spruzzata abbondantemente sulle tombe. Mi piace onorare i morti e condividere il dolore dei parenti, far sentire che con la fede si è più vicini ai loro defunti nell'attesa di rivederli nell'altra vita.
Molte volte mi era capitato di percorrere strade di campagna irte di diffoltà, strade serpeggianti su per i pendii delle montagne, per raggiungere il camposanto e benedire le tombe dei defunti della Mirdita in Albania. La mia sorpresa era stata quella di aver visto in alto volteggiare degli aquilotti.
 Da poco ho avuto l'opportunità di celebrare il primo funerale in una delle due porrocchie dove vado normalmente. Non aspettavo tanta gente così. Non si usava fare i funerali in chiesa per il fatto che per quasi 400 anni di dominio turco e dopo 45 anni di regime ateo non si potevano fare, ma ora si stanno riprendendo a stento le liturgie cattoliche. La partecipazione religiosa al rito funebre è una novità. Normalmente nella casa del defunto si incontrano i parenti e gli amici per parlare del loro caro e consumare in suo nome il pasto, o almeno il caffè, il raki, fumare insieme e fare festa come se il morto fosse presente. Le donne si intrattengono nel settore della cucina e servono gli uomini. Anche nell'ultimo seppellimento dopo che si pregato e pianto il defunto, si è deposto sulla tomba un pacchetto di sigarette per augurargli di stare bene e ci si è recati al ristorante per continuare la festa.