martedì 4 febbraio 2014

IN ALBANIA C'E ' UNA VITA CHE CONTINUA A CRESCERE NELLA GIOIA.

Rreshen- 1 Febbraio 2014 - 
Festa della Vita Consacrata
  carissimi fratelli e sorelle, religiosi e laici per lodare e ringraziare il Signore per questa festa dedicata alla Vita Consacrata celebrata per la prima volta nel 1997 per volere del nostro Beato Papa Giovanni Paolo II°. Festa che ha come scopo “l’esigenza di ringraziare il Signore per il dono di questo stato di vita che appartiene alla santità della Chiesa”. 
Ci sentiamo dunque in comunione con i tanti cristiani che oggi in modo particolare pregano per noi, affinchè viviamo in pienezza i Consigli Evangelici offerti a tutti, ma vissuti in modo particolare dai Consacrati. E’ anche un’occasione per pregare il “Padrone della messe, perché mandi operai”. Papa Francesco ha detto e scritto tante cose su noi religiosi e per noi, non ultima la dichiarazione che il 2015 sarà l’anno dedicato alla Vita consacrata evidenziando che la “radicalità è richiesta a tutti i cristiani, ma i religiosi sono chiamati a seguire il Signore in maniera speciale”. Ha detto una frase che dobbiamo portare nel cuore per viverla: I religiosi “Sono uomini e donne che possono svegliare il mondo” sottolineando che la vita consacrata “è profezia” e se è tale Dio “ci chiede di uscire dal nido che ci contiene ed essere inviati-e nelle frontiere del mondo, evitando la tentazione di addomesticarle”. Molto interessante per noi ed implica riflessioni anche a livello di incontri intercomunitari o intercongregazionali che si fanno nelle diverse diocesi. 

Del resto inserendoci nella riflessione ecclesiale sulla Nuova Evangelizzazione abbiamo i suggerimenti che i religiosi hanno espresso e propongono per un’azione evangelizzatrice più efficace in Albania e che sono nella linea d’impegnarci per “svegliare il mondo” a partire da noi stessi e dal nostro mondo.  Già qui in sala potremmo farci una domanda:-
Da quale sonno dobbiamo svegliarci per realizzare la nostra missione di annunciatori credibili, nuovi, del Vangelo nelle nostre realtà e nelle periferie come dice il Papa Francesco e come già nell’Assemblea dei Superiori abbiamo evidenziato dopo gli interventi in assemblea di Monsignor Frendo e di altre - Sonno individuale - sonno comunitario - sonno apostolico.
Padre Peragine, presidente di Kshel l’anno scorso scriveva: “L’attuale crisi economica, ci spinge a farci più solidali con i più poveri, imparando da loro a cogliere l’essenzialità del vivere quotidiano. La pratica dei Consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, in questo contesto, ci danno la possibilità di testimoniare meglio la bellezza della nostra vocazione e di trasmettere la fede dicendo con la nostra vita che abbiamo incontrato il Signore” (Gv. 1,41)Il tema comunque che mi è stato assegnato è: “Quale gioia possiamo proporre noi religiosi, consacrati, oggi, in Albania?”.
-Diciamo subito che l’Albania è cambiata in questi vent’anni. Lo affermava l’Arcivescovo Massafra in una lettera al Papa:  "Santità, le do una bella notizia, la nostra Chiesa in Albania è in cammino, è in crescita, ed è una cosa molto bella, molto positiva". E’ chiaro, questo non vuol dire che non abbiamo difficoltà, che non abbiamo problemi, ma le croci che fanno parte della nostra vita quotidiana dimostrano che la vitalità c’è”. “Il cammino economico, scrive sempre l’Arcivescovo, è in evidente crescita. Scutari, dopo anni di abbandono, sta riprendendo la fisionomia di una città più moderna e questo dà speranza alla gente”.  Anche le alte città sono cambiate e non solo esternamente: nella Cattedrale di Tirana abbiamo tante richieste di Battesimi di adulti e quando vengono stranieri in visita si meravigliano vedendo la presenza di tanti giovani.
-L’albania è cambiata allora e siamo cambiati anche noi. 
Conosciamo meglio la realtà ed il vissuto della gente, i loro bisogni anche di formazione solida, ci siamo meglio calati nella cultura, nelle tradizioni anche religiose del popolo, abbiamo superato quell’assistenzialismo dei primi anni, anche se i “poveri sono sempre con noi e chiedono anche ciò che non possiamo dare…”, perché veramente c’è ancora chi ha fame in Albania e noi ci sentiamo spesso impotenti. Dicevo, noi siamo cambiati, ma in questo cambiamento vorrei mettere anche la crescita formativa dei nostri laici: alcuni hanno ruoli importanti, lavorano con noi per far crescere la comunità cristiana e potrebbero assumere anche altri ruoli quali il Diaconato come affermano alcuni Vescovi.
In questa Albania che troviamo cambiata, si parla, oggi di “primavera Albanese” noi religiosi, oggi, viviamo momenti di scoraggiamento, alcuni sentono di sprecare il tempo in questa terra, forse concezione alimentata da certe letture. Un sociologo albanese del quale non ricordo il nome diceva in un incontro: “Voi siete venuti per convertire gli Albanesi, ma la cultura albanese non permetterà mai una cristianizzazione e chi lo fa è perché si avvicina a voi e forse lo farebbe per voi”. Non so se c’è verità in questa frase, forse siamo venuti per far fronte ad un’emergenza….forse, forse….ma certamente siamo venuti per convertire noi stessi, cambiare noi stessi e questo cambia il mondo attorno a noi. Sono certa che chi si avvicina a noi e vede donne e uomini che si sono lasciati toccare da Dio e che hanno scoperto che Dio non ama per scherzo e che in Cristo ci spinge ad amare il fratello con “tenerezza” come ha fatto Lui, il mondo attorno a noi cambia.
 Conoscere davvero la realtà e il vissuto della gente ci ha cambiati come ha cambiato molti volontari che sono venuti in Albania. Ecco cosa dice un volontario: “Ho condiviso le mie giornate con persone dai volti invecchiati dal sole e schiene curvate dalla fatica dei campi; ho visto bimbi scalzi con abiti stracciati chiedere l’ elemosina e sono entrato in abitazioni piccole con le pareti ricoperte dall’ umidità. Ma in questa povertà è viva nel popolo albanese la consapevolezza che un futuro migliore è possibile solo grazie all’ amore del Signore. La mia esperienza di volontariato in terra Albanese è appena terminata, sono tornato dai miei cari, alla mia vita quotidiana con la consapevolezza di aver ricevuto tanto da questa fantastica avventura sull’ altra sponda dell’ Adriatico e ora non posso fare altro che testimoniare le grandi cose che il Signore ha compiuto in terra d’ Albania” Una giovane santa carmelitana, la cilena Teresa de Los Andes, ha coniato la frase: “Dio è gioia infinita”. Che meraviglia!
Occorre quindi mettersi alla riscoperta delle sorgenti e del percorso della gioia di Dio e dell’uomo per un cristianesimo che porti il timbro di questo Dio che è gioia infinita, vissuta e comunicata. “Perché non entrare anche noi in questo fiume di gioia infinita?”(n.5). Ed è possibile in Albania come ovunque se ne accettiamo la responsabilità
                                                           Suor Maria Renata s.d.c  



















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